Sono tornata al Liceo (per parlare di Social Media)

È proprio così, sono tornata al Liceo, non per rimettermi sui libri e ri-affrontare l’esame di maturità (anche se, pensandoci, mi farebbe un gran bene tornare a studiare), ci sono tornata per raccontare il mio lavoro nel mondo dei Social Media a dei curiosi e spigliati ragazzi di 15/16 anni. È il quarto anno consecutivo che mi cimento in questa esperienza, devo dire, meravigliosa (forse più per me che per loro? Chi può dirlo!), e in questo 2016 mi sento finalmente pronta per tirare le fila di ciò che ho imparato io da loro, e, che, forse, potrebbe essere uno spunto di riflessione per i genitori, per gli insegnanti e per tutti quei colleghi che si occupano di gestire fan base di età molto giovane, magari senza averci avuto a che fare direttamente. Perché, credetemi, un conto è leggere libri, articoli e statistiche (tutte cose che ho fatto anch’io), un conto è parlare con loro in aula direttamente. Avevo delle convinzioni, alcune tra l’altro apprese dai suddetti libri, e loro, con estrema spontaneità, me le hanno completamente ribaltate.

Ma andiamo con ordine: per questo 2016 ho deciso di cambiare la tipologia di lezione, considerate che sono stata 2 ore in ogni classe, due sezioni di Liceo Scientifico, una sezione di Liceo Classico, una di Liceo Europeo ad indirizzo linguistico, una di Liceo Europeo ad indirizzo giuridico-economico. Mentre gli anni scorsi pianificavo lezioni frontali con sessione finale di domande, quest’anno ho deciso di “buttarmi” in una lezione all’americana, dunque con stimoli ad intervenire lungo tutto il corso delle due ore, e slide con domande “provocatorie” rivolte ai ragazzi. Che hanno risposto, eccome se hanno risposto. Prevengo la prima domanda: cambia l’atteggiamento dei ragazzi in base al Liceo frequentato? In parte sì, ma non in modo sensibile. Sicuramente l’indirizzo di studi già a 15 anni contribuisce ad una certa forma mentis o alla propensione a determinati interessi piuttosto che altri, ma io ho parlato loro di un argomento trasversale, i Social Media, qualcosa che li rende tutti uguali, in un certo senso, esattamente come ai miei tempi lo zaino monospalla HSL o il Nokia 3310. Sono tutti fruitori dei nostri amati Social, se abbiamo lavorato con un cliente in target, probabilmente ci siamo rivolti a loro più di una volta, e, altrettanto probabilmente, potremmo aver sbagliato e non averli affatto incuriositi/divertiti/stimolati al like/interessati ad un acquisto, ma non vorrei scendere troppo nel dettaglio da questo punto di vista, il post non vuole essere una guida su come rapportarsi ai giovani se si lavora dietro le quinte come SMM o affini, il post vuole semplicemente essere il resoconto di un’esperienza di arricchimento per me, che, anche se solo trentenne, cresciuta lavorativamente nel bel mezzo della rivoluzione Social Network e appassionata geek fin dall’adolescenza (anni in cui essere geek era davvero, davvero strano!), mi sono sentita “vecchia”.

La tematica principale e trasversale agli incontri in tutte le classi è stata quella della velocità. I quindicenni di oggi vivono innegabilmente nel bel mezzo della velocità. Tutto è rapido, in movimento, le notizie e le moda viaggiano alla velocità della luce, gli avvenimenti, di qualunque genere, esplodono in un’ora per poi cadere nel dimenticatoio. Le cosiddette “flame” del Web sembrano aver contagiato anche la vita reale, insomma, e in una Società come questa quale Social poteva arrivare dritto al cuore degli adolescenti e appassionarli se non la grande novità 2015-2016, Snapchat?

Snapchat YouthNation

Credits: YouthNation.com

Per parlare di Snapchat a 30 anni ho dovuto fortemente violentare tutte le mie convinzioni, eppure è successo che alla fine sono stati loro a convincermi, per cui da qualche giorno potete trovare anche la sottoscritta travestita da coniglio a far smorfiette sul “Social del Fantasmino”. Proprio un fantasmino su sfondo giallo è il logo di questo nuovo, piccolo grande colosso, che non cede ancora alle offerte di compravendita dei soliti Facebook e affini, tiene botta, e probabilmente ha in mente qualcosa di grande. “Perché vedi prof (che delizia questa unione del tu con il rigoroso prof! n.d.a.) con Snapchat non stai lì a perdere tempo, è tutto veloce, e tanto quello che fai si cancella 24 ore dopo, mica rimane lì, visibile a tutti. E poi i filtri sono più divertenti di quelli di Instagram!”.

Nessun dubbio sul fatto che siano più divertenti, qualche dubbio sul fatto che siano filtri fotografici, si tratta più che altro di adesivi e sticker da “aggiungere” a video e foto con lo scopo di divertire. Dunque un dato significativo almeno c’è: i ragazzi hanno ancora tantissima voglia di divertirsi e basta, e sono anche in grado di individuare senza alcuna imposizione come farlo tramite Social. Hanno scelto Snapchat e dobbiamo arrenderci a questa idea, e soprattutto, cari colleghi, se gestiamo un brand in target, iniziare anche a riflettere sul come sbarcare nel modo giusto sul Social del momento. Vi riporto un’altra dichiarazione interessante (se avete superato gli -enta preparatevi ad un lungo sospiro!): “Prof. io sto su Snapchat perché ci sono solo i miei amici e la gente della mia età, ha idea di che palle Facebook? Adesso sono iscritti anche i miei genitori e non posso condividere più niente!”.

In effetti, che palle, facciamo loro questa concessione. Non potrei ancora avere un figlio quindicenne (salvo precocità che non ho avuto), ma, in ogni caso, diciamo che se avessi un figlio adolescente la tentazione di averlo “come amico su Facebook” sarebbe grande. Capisco, da adulta, che un genitore si iscriva ai Social Network anche solo per cercare di capire il mondo virtuale del figlio, ma il risultato è che il figlio scappa in quell’unico mezzo che il genitore proprio non riuscirà a capire, perché, se fatico io a 30 anni e lavorando nel settore, non riesco ad immaginarmi un padre di famiglia che, pur di controllare la figlia, si mascheri dietro allo sticker della faccia da coniglio di cui sopra.

La deduzione logica di tutto questo è che controllare i propri figli spiandoli da propri profili Social è peggio che controllar loro computer e smartphone a tappeto: sono furbi, e piuttosto che condividere qualcosa che potrebbe urtarvi, cari genitori, cambiano Social e spostano l’attenzione altrove, magari nascosti da improbabili nickname su Ask. Un’altra deduzione che ho fatto è che Facebook, dai giovani, viene visto come il “Social dei vecchi”, d’altra parte pure Zuckerberg con quella faccia da eterno bambino è diventato papà e non l’ha per nulla nascosto, ora è un padre di famiglia e non c’è forse più spazio per quelle foto scanzonate in blu jeans e t-shirt grigia. Ciò che mi hanno detto è che Facebook “è troppo lento per noi”, e poi “devi stare lì a scorrere su e giù” e “c’è certa gente che scrive cose lunghissime e noiose, che tempo hanno?”

Io e i miei sermoni su Facebook, in quel preciso momento, ci siamo sentiti in colpa e vecchissimi, ed è per questo che da allora sto cercando di usare Snapchat ed essere più sintetica. Ma torniamo a loro: abbiamo parlato di Snapchat e Facebook, che ne pensano di Instagram? Come confermano anche i dati statistici è preferito, leggermente, dalle donzelle. Dico leggermente perché le percentuale non è poi così prevaricante, diciamo che in generale alla mia domanda “Chi è iscritto a Instagram?” le mani si alzano tutte, poi molti hanno postato 3 o 4 foto e lo tengono attivo solo per andare a sbirciare le foto delle compagne che invece sono molto più attive, e creative. Se nei tempi pre-digitali la fotografia era un’arte a cui ci si interessava dall’età adulta in poi, i mezzi tecnologici e gli smartphone sempre più evoluti hanno fatto in modo che anche i giovanissimi potessero interessarsi allo scatto a ricercare anche, una discreta qualità, qualcosa, dunque che vada al di là dei selfie con cui sono di solito etichettati . Che non mi intervengano ora i puristi della fotografia, sappiamo tutti benissimo che la mobile photography è qualcosa di molto diverso, io rimango convinta che sia anch’essa una forma d’arte, ma è un’opinione personale. Quel che sto cercando di dire è che trovo interessante che dei 15/16enni si appassionino all’arte dello scatto. Cerchino angolature, posizioni, applichino filtri, cerchino insomma di creare qualcosa di bello. Preferivate disegnassero? Amen, è il momento di farsene una ragione. Ci sono profili Instagram di adolescenti che fanno un baffo al mio (a cui dedico tutto il cuore) e anche a quelli di molti Igers professionisti. “Perché prof. uso delle applicazioni bellissime che ti modificano tutto! Luce, sfocatura, angolazioni, saturazione!”. Io a 15 anni, se avessi sentito parlare di saturazione, avrei pensato che riguardasse le lezioni di Chimica e sarei scappata urlando.

Credits: faenzagroup.com

Credits: faenzagroup.com

Ho mostrato loro numerose case history, positive, negative e neutrali, e prima di dare, appunto, una di queste etichette, ho cercato di capire come le valutassero loro. Il primo aspetto interessante che è emerso, quasi all’unanimità, è la non comprensione del perché un marchio o un’azienda dovrebbero avere un account su Instagram “Perché prof, Instagram alla fine è fatto per le persone che condividono le foto, che palle se devo vedere la foto uguale a quella di una pubblicità anche su Instagram”. Che palle. E hanno ragione, un’altra volta, come dar loro torto? Da sempre sostengo che gestire un profilo Instagram per una realtà aziendale dovrebbe prevedere di gestirlo come se l’azienda stessa, in quel momento, diventasse una persona. E dunque niente still life o scatti visibilmente di repertorio e troppo elaborati, assolutamente sì alle foto dal vero, al mostrare la vita in azienda, oppure, cosa più apprezzata dai ragazzi, al creare qualcosa di ludico e completamente diverso da ciò che ci si aspetterebbe da un’azienda apparentemente seria (per loro è serio tutto ciò che è istituzionalizzato, mi sembrava eccessivo mettermi a parlare di tone of voice), per farvi capire cosa intendo, tra i tanti esempi visti dei brand su Instagram hanno apprezzato Pandistelle, Converse (in questo caso più per il dare spazio al repost degli utenti che indossano le iconiche scarpe), Starbucks Coffee, Haribo.

È andata ancora peggio, a ben vedere, nel passare alle case history di Facebook. Il non digerire più questo Social li rende forse prevenuti, ma, nel mostrare in particolar modo contenziosi (dai storici e famosi come “Caso Barilla”, ai più recenti Melegatti ed EBay), la risposta comune è stata: “Ma davvero pensano di avere dei danni da Facebook le Aziende? Ma poi davvero la gente ha tempo di mettersi a litigare sui Social tutto il giorno? Ma voi adulti non siete in ufficio durante il giorno”. Per carità, cosa vuoi dir loro, anche se con una buona dose di ingenuità, hanno pienamente ragione, anche se, una ragione ben presto smentita dalla mia ironica provocazione: “Perché, ragazzi, voi non litigate come forsennati sotto le foto dei vostri beniamini o tra i commenti ai video dei vostri Youtuber preferiti?”.

Silenzio in aula, d’altra parte, diciamocelo, non potevo uscirne con le ossa più rotte da dopo la parentesi Snapchat, e mi sono presa una piccola rivincita, rivincita che mi ha dato modo di introdurre un altro argomento importante, ovvero, appunto Youtube. Dovete sapere che lo scorso anno, nella stessa scuola, mi è capitato di fare lezione ad una Youtuber piuttosto famosa, idolo di stormi di adolescenti, e quella parentesi, per me del tutto nuova, mi ha aperto un mondo. Ancora una volta eviterò di fare nomi, visto che stiamo parlando di minorenni. Eh sì, di minorenni. Perché la maggior parte (non tutti) delle star di Youtube italiane, ma non solo, sono coetanei dei loro stessi fan, a ben pensarci è uno dei pochi Social in cui ciò avviene. Sta di fatto che, iniziando a seguire lei, mi si è aperto un mondo davvero ampio e sconvolgente, in senso buono, su ciò che accade su Youtube. Proviamo a capirci, ai miei tempi la rivoluzione Youtube rappresentò l’occasione di riuscire a vedere, gratis, spezzoni di concerti epici dei Pink Floyd o dei Queen, vengono da un’altra generazione, quindi il fatto che oggi esistano degli adolescenti che, caricando dei semplici Vlog, delle parodie, delle mini-commedie, dei tutorial, generino il doppio dei numeri (accade spesso) di una multinazionale affermata, provoca abbastanza stupore, per dirla con una emoticon :O

“Che poi prof, spesso i video sono davvero stupidi, a volte non li capisco anche, tipo quella cosa di far vedere cosa c’è nella tua borsa, a chi interessa? Però poi alla fine lo guardo tutto lo stesso il video, non riesco a spegnerlo”.

Questa dichiarazione da parte di una ragazza di V Ginnasio mi è rimasta impressa, perché molto veritiera. Talvolta i video di queste giovani star di Youtube non hanno contenuti interessanti (a volte invece sì, dipende), prendono dei trend americani, le cosiddette challenge, e si sfidano l’un l’altro a riprendere con la videocamera momenti tipo, appunto, lo svuotare una borsa femminile per vedere cosa ci sia dentro, provare dolci e cibi di altri paesi per filmare espressioni di piacere o disgusto, mostrare le applicazioni più utilizzate nel proprio smartphone, e così via. Eppure dicevo, mi trovo d’accordo con questa sincera ragazza: anche io, da quando ho iniziato a seguire la generazione teen Youtube quasi per caso, mi sono ritrovata appassionata della loro semplicità di comunicazione e di video ne ho poi guardato (e continuo a guardarne) a centinaia. Uno tira l’altro, perché, anche se non sempre strappano la risata, sono la creatura più genuina del web, e anche i Product Placement, che spesso ci sono, vengono gestiti con una naturalezza degna di un Paolo Bonolis in prima serata su Canale 5. Non solo, questi giovanissimi, oltre al canale Youtube (che nella maggior parte dei casi gestiscono da soli, imparando a montare ed editare come dei professionisti), posseggono tutti i profili Social possibili ed immaginabili, e, devo dirvelo? Anche lì hanno numeri impressionanti e soprattutto reali. Oltre ai teen, ci sono quelli più grandicelli (ma difficilmente over 30), molti sono cantanti e attori che hanno scelto Youtube come mezzo di comunicazione di massa, e hanno fatto bene (vedere il caso di Michele Bravi, ottimo vincitore di X-Factor, fagocitato dal programma e dalla discografia delle major, di recente tornato da un tour italiano tutto esaurito in ogni tappa, con un disco bellissimo, prodotto “in piccolo”, il tutto grazie a Youtube).

Credits: businessinsider.com

Credits: businessinsider.com

Non vorrei perdere il filo (magari più avanti dedicherò un articolo specifico al mondo di Youtube che sto studiando così a fondo), dicevo che li ho provocati sul fatto che spesso, nei profili Social  sui canali di questi giovani Youtuber, sono loro stesso a “scannarsi”, o darsele di santa ragione, a parole ovviamente, con Tweet, commenti, tag ecc. Come mi hanno risposto? “Beh è diverso, loro sono come noi, cioè mi pare più normale andare sul profilo Instagram di un mio coetaneo, anche se è famoso perché fa lo Youtuber, e dirgli che una cosa non mi piace o mi piace. Solo che poi c’è sempre qualcuno che la pensa diversamente e nascono dei litigi infiniti”.

“Quindi cosa cambia rispetto alle discussioni di noi adulti su Facebook?” – “Che voi litigate per cose troppo pesanti, noi alla fine ci prendiamo in giro. Cioè ma davvero litigate per una pubblicità che secondo qualcuno vuol dire questo o quest’altro? Noi alla fine discutiamo per persone che almeno sono in carne e ossa, mica per un’azienda che manco sai chi c’è dietro”.

Pensate davvero che dir loro adesso che crescendo cambieranno idea sia utile? Io credo di no, perché, alla fin fine, loro questi stessi Social Network che utilizziamo noi adulti, per lavoro o meno, li stanno vivendo ora, a 15 anni. Quando avranno raggiunto il doppio dell’età, ovvero i miei anni attuali, magari vivremo tutti sulla luna e avremo le mute da astronauti.

Concludo con un breve accenno agli altri Social da tutti noi comunemente usati: LinkedIn – non pervenuto – (ma suvvia, questo non dovrebbe stupirci, ci penseranno, forse, a metà dell’Università); Pinterest  – pervenuto, ma solo per pochissime ragazze appassionate di moda, fotografia e handcrafting -; Twitter – pervenuto, ma solo in conseguenza al voler seguire degli idoli, più che ad utilizzarlo in modo fattivo, e poi “ci sono dentro troppi politici”; Periscope – non pervenuto, “a che serve se usiamo Snapchat?”.

In definitiva, cari colleghi, genitori, professori, e non so chi altro, in lettura, quello dell’adolescenza è un mondo davvero complesso, e lo è forse ancora di più, in questa era tecnologica stressante e pressante. Dalla mia piccola esperienza, posso dire che parlare con loro, in tono conciliante, senza giudicare, ma cercando davvero di CAPIRE, sia la strada migliore, sia a livello umano e interpersonale, sia a livello lavorativo. Questo quarto anno “in cattedra” è stato forse quello che mi ha dato e lasciato di più, forse perché in cattedra non mi ci sono mai seduta, e ho girato tra i banchi gesticolando e farneticando a modo mio, aprendo la strada per la nuova passione della faccia da coniglio su Snapchat (a proposito, seguitemi, alemomastyle).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...